I significati che cerchiamo

Questo articolo probabilmente non verrá capito.
Credo che il modo in cui lo scriveró (di getto e senza forse rileggerlo) fará sí che non sia semplice comprenderlo. E me ne scuso, ma sento il bisogno di cercare di passarvi cosa mi passa nella pancia in questo momento. Se spendessi tempo a formalizzare ora queste cose credo che si perderebbe il succo, e come mi ha anche suggerito il mio amico Davide forse é meglio cosi.

Martedí mattina ho deciso di non riconfermare un lavoro, e come ben sapete fare questo ai giorni nostri vieni preso come pazzo. Non vi nego che avevo una certa tremarella nel fare ció ma ho cercato di impostare una equazione molto semplice dove da un lato mettevo i miei principi, e dall’altro mettevo le difficicoltá della scelta divisi peró dai benefici di essa. Insomma morale della favola ho preferito non rinnovare.
Ma ecco che nel pomeriggio ci arriva da Wind Business Factor la notizia che siamo presi per passare alla fase successiva del contest.
E ti chiedi: “Beh? ci hai messo lo zampino te?”. Vi lascio immaginare come fossi in quel momento (erano le 6 del pomeriggio ed avevo un sorriso a 56 denti, sí 56!). Ho chiamato un sacco di persone per dirglielo!
Poi la sera mi arriva una delusione veramente forte da una carissima amica, di quelle delusioni che non sentivo da diverso tempo, di quelle poche persone in grado di provocare un tale dolore.

E ti ritrovi alle 2 di notte a cercare di capire la tempesta che ti sia passata sopra e cerchi di capire quale emozione sia piú forte, quali significati ci siano dietro, quali conclusioni puoi formalizzare da questo shacker di sensazioni.

L’indomani, ossia mercoledí, abbiamo partecipato ad un progetto molto interessante chiamato Progetto Itaca organizzato dalla Ail. Si parla di velaterapia ossia dei benefici che possano trarre i pazienti dallo stare ed andare in barca. Chiaramente io insieme ad altri eravamo in veste di clown per accompagnare i bambini della oncoematologia di Rimini, nostri “clienti fedelissimi”, i nostri bambini.

L’idea era quella di uscire in mare con una barca a vela con alcuni bambini ma purtroppo le condizioni meteorologiche furono avverse, poiché c’era troppo vento. Non vi dico il dispiacere di tutti alla notizia, soprattutto visto il fatto che era alla quarta edizione e solo una volta erano riusciti ad uscire in mare. Per cui si é scelto di fare ai bambini un giro di visita della barca con tutto l’equipaggio che spiegava come funzionasse. Ho visto genitori di bambini piú emozionati dei bambini stessi, giuro! Comunque é stato bello e divertente vedere questi lupi di mare che spiegavano a bambini con orecchie rittissime ad ascoltare. Rientrati dalla visita, cé stata poi una conferenza stampa che qui riporto.

In questa conferenza stampa hanno parlato diverse persone e mentre queste parlavano confesso di essere partito per un mio viaggio personale, che aveva come tappe alcune parole delle persone che parlavano. Si é parlato di metafore della vela, del  seguire il vento, dell’importanza dei ruoli, di come lavorare insieme; una mamma ha parlato di tempesta a cui non ci possa esimere (parlando della malattia del figlio). Un sacco di spunti veramente interessanti che stavano disegnando un qualche cosa nella mia testa. Lo so, suono come hippie, come visionario e sognatore, sembro matto, lo so.

Il pensiero che mi si é formato é che sebbene spesso ci troviamo a pianificare e progettare, la vita come il tempo atmosferico non sempre segue le nostre volontá. Verrebbe da pensare che non contiamo nulla che tutto ció che facciamo non abbia senso. Qualche giorno prima, al funerale del papá di un mio amico il prete sottolineó la fragilitá e la pochezza della nostra vita, e ci ha invitato a pensare cosa di importante mettere nel nostro cesto da presentare alla fine dei conti. Perché cerchiamo significati e perché in ció che ci accade? Forse perché abbiamo paura di ció che non possiamo controllare? Beh in parte credo di si, perché ció che pianifichiamo e controlliamo lo conosciamo, ció che non conosciamo ci fa paura. Ed ecco che emergono le paure da ció che non sappiamo controllare, come una malattia, come un piano non rispettato.

Ma proprio quella giornata, quella barca mai salpata dal molo, mi ha ricordato che il mio fare clown é aiutare gli altri a cercare significati quando pensiamo non ci siano, perché sebbene sia importante scegliere i nostri valori, le cose in cui abbiamo fede, e scegliere che cosa fare della nostra vita, é assai piú importante il modo in cui decidiamo di arrivarci, di viverlo. E credo che proprio lí stiano i significati che cerchiamo.

Vi avevo detto che sarebbe stato contorto, vero?

Ora passo la palla a voi.

  • Quanta energia mettete nelle cose che fate? Vi trattenete?
  • Quali sono le cose in cui avete fede?
  • Quanta energia dedicate a cercare la perfezione?
  • Quanto sapete lasciarvi andare al gustare un gelato o alla sorpresa di un scoperta?
  • Quanto siete felici?

Buon vento a tutti voi, di tutto cuore.