L’effetto farfalla

Avete mai vissuto uno di quei momenti in cui le idee improvvisamente vi si schiariscono? Come se il quadro che steste guardando fino ad un istante prima fosse sfocato in diverse parti e improvvisamente riuscite ad intravedere qualcosa, percepite di avere capito, ma manca un pizzico in più per essere nitido…

Provo a portare un esempio personale. A scuola, specialmente alle superiori, come ogni studente italiano seguivo un piano didattico ben preciso. Focalizzandoci sulla matematica, materia che io adoro, mi capitava spesso che la sequenzialità delle informazioni che mi fornivano fosse chiara in maniera puntuale, singola, ma non in una visione più complessiva. Ogni tanto, però capitava che la spiegazione di una nuova formula mi rendesse più chiaro il significato delle precedenti e mi partiva la famosa esclamazione “Eureka!” (Ok, lo ammetto, non è mia questa esclamazione, ma mi sarebbe piaciuto! ). Oppure succedeva anche con la storia, quando studiando linee temporali parallele di popolazioni diverse riuscivo ad immaginare il susseguirsi degli eventi, mentre seguendoli in forma singola le emozioni erano diverse.

Tenendo bene in pugno questa sensazione di scoperta vorrei condividere con voi tre osservazioni.

La prima riguarda il relativismo.

Albert Einstein

Per chi non mi conosce personalmente, faccio il clown negli ospedali, più nello specifico in quello di Rimini. Senza dilungarmi troppo sulla teoria del nostro servizio, un semplice pillola per chiarirvi meglio ciò che facciamo potrebbe essere questa: il clown ha una visione distorta della realtà. Dove una persona vede un difetto, noi ci vediamo un pregio. Una flebo diventa una cabina telefonica per ordinare un elefante ammaestrato. Un’infermiera che sbuffa è perfetta per farci aria e rinfrescarci. Insomma, trasformiamo la percezione dei pregi in difetti e dei difetti in pregi.

Vi propongo un esempio. Pensate alla paura. La paura è una emozione che serve alla sopravvivenza della specie e ci protegge dai pericoli, ma se esageriamo con essa può bloccarci. Insomma fà sia bene che male (come il vino ) Per cui essere paurosi è un pregio od un difetto?

Questo servizio si è propagato in maniera positivamente potente nella mia vita. Perchè ha spezzato (non ancora del tutto) la linea tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in una persona come nella vita. Esiste solo un percorso in cui cerchiamo  di conoscerci e di migliorarci. Ma i nostri difetti ci piacciono. Ok, li riconosciamo come delicati o problematici, ma a volte possono esserci utili e spesso rappresentano la nostra forma di unicità. Un po’ come nell’arte. O nel corpo umano. Se è senza difetti non è reale, ma la forma complessiva è spesso perfettamente bilanciata.

PS. so bene che c’e’ differenza tra relativita’ e relativismo, ma questa foto mi piaceva troppo, e non sapevo quale personaggio famoso inserire.

La seconda riguarda la fisica.

Isaac Newton

Conoscete il terzo principio della dinamica? Sostanzialmente dice che ad ogni azione corrisponde una reazione. Ora, a livello fisico studiarlo e capirlo è semplice: se una pallina A viene lanciata contro una pallina B, la pallina B reagisce all’urto spostandosi (e ovviamente anche la pallina A). Sempre i clown, ma in particolare le persone che ho avuto la fortuna di avere intorno a me, mi hanno fatto traslare questo principio dalle cose alle persone. Non è certo e matematico come negli oggetti, ma penso che vada molto vicino. Provate a fare un semplice esperimento: andate in un supermercato (ma deve essere grande, tipo un centro commerciale) e mettetevi in fila alla cassa, ma una fila che abbia almeno una decina di persone davanti a voi. Ora iniziate ad osservare la cassiera come si comporta con le persone davanti a voi: è sorridente? E’ scorbutica? Va di corsa? E’ triste? Osservate come gli altri clienti si relazionano a lei: sono cordiali? Sono gentili? Sono scorbutici? Vanno di fretta? Come li definireste? Ora è arrivato il vostro turno. Questa persona è lì che passa oggetti sulla cassa probabilmente da 8 ore, è stata rimproverata per essere lenta (dai clienti e dal capo) ed ha i suoi pensieri dato che suo marito ha forse perso il lavoro. Provate a porvi in maniera meno asettica e più cordiale rispetto al solito con dei semplici gesti come un semplice sorriso, un energico “buongiorno”, ed un delicato “grazie, molto gentile”. Scommetto che se avrete osservato bene prima noterete dei cambiamenti piccoli, impercettibili, in positivo. Vi sfido a provarci. Sia chiaro, non voglio parlare di persuasione, di controllo degli altri o cose simili. Si tratta solo di essere gentili ed educati, ma soprattutto delicati. Quando parlo di azione-reazione tra umani intendo dire che tendenzialmente le persone si relazionano a noi nella stessa maniera in cui noi ci poniamo con loro. Succede anche che mentre noi siamo gentili gli altri siano scorbutici, ma succede anche il contrario, ossia che mentre noi ci facciamo prendere dai nostri problemi (e li lasciamo uscire) gli altri siano gentili con noi, e magari la cosa ci fa piacere. Possiamo condire ogni cosa della nostra giornata con ciò che vogliamo: malizia, sorrisi, parolacce, delicatezza. Tutte le decisioni spettano soltanto a noi.

La terza parla di teoria del caos.

John Nash

Conoscete l’effetto farfalla? Porto una citazione dell’omonimo film:

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”

Ora riprendiamo la storia numero due, ma questa volta immaginiamo di aver detto alla cassiera un bel “VAF…..O, sei solo una incapace che non è buona a far nulla”. Riuscite ad immaginare il suo stato d’animo? Ora il suo turno è finito, raccoglie le sue cose e va a casa. Quanto è alta la probabilità che questa espressione le abbia rovinato la giornata? E quanto è alta la probabilità che la tristezza e il rancore accumulati vengano incanalati male, magari sul marito o sui figli o sulla commessa di quel negozio in cui si è fermata a comprare qualcosa tornando a casa?

Provate a pensare se nelle vostra vita avete avuto dei professori o degli educatori. Ve ne ricordate qualcuno? Sia in positivo che in negativo… Ora provate ad immaginare di essere loro, anni prima, quando decisero di fare questo “mestiere”. Pensate che si immaginassero che voi vi sareste ricordati di loro?

Penso che le nostre azioni, scelte e decisioni abbiano una ricaduta che vada oltre al diretto effetto che possiamo vedere. Avete presente quando John Nash nel film A Beautiful Mind studiava le relazioni tra i movimenti dei piccioni e i movimenti dei giocatori di football? Mi affascinò quella scena perché spostava il fuoco dell’osservazione dalla relazione ad un punto panoramico più alto. Un po’ come quando cerchiamo di immaginare noi stessi. Succede spesso agli atleti di arti marziali o di pugilato quando fanno shadowboxing. Essi immaginano sia un avversario che non esiste che di vedere l’incontro tra il loro corpo fisico e il corpo virtuale.

In fine

Molto probabilmente è sbagliato caricarci eccessivamente della reponsabilità degli effetti delle nostre azioni sugli altri. Ma personalmente preferisco e sento nelle mie corde l’idea che in ogni momento della mia giornata posso innescare una catena di effetti, e noi abbiamo l’opportunità di colorare come ci piace questa scia. E non bisogna essere dei santoni per farlo; basta pensare a cose semplici come l’educazione, il linguaggio, la gentilezza, l’umiltà.